“I Doni della Morte”

Sono onorata e felice che la prima persona a scrivere in questo spazio sia una Donna Guerriera.
Ho conosciuto Manola quando la malattia metteva a dura prova lei e tutta la sua famiglia. Ho respirato, nella loro casa e nei loro cuori, la vita.
La vita: quella imperitura, quella che va al di là del nostro corpo, quella che ci ricorda che siamo eterni, quella che insegna che ciò che lega è l’amore.

Ricordo un’amata poesia di Ungaretti “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.”

Vi lascio oggi alle sue parole che risuonano dentro di noi autentiche perché raccontano di ciò che ha esperito ed imparato.
Lei è per me, colei che ha attraversato un ponte a testa alta e si è ritrovata dall’altra parte trasformata.

Ascoltiamola…

“Ci sono tante cose che gli ultimi due anni che abbiamo vissuto hanno messo in risalto, tante maschere sono cadute, mentre ci veniva imposto l’obbligo di indossarne altre, ma una cosa mi ha colpito più di tutte, fin dall’inizio: sembra che le persone abbiano improvvisamente  scoperto che si muore e che ci si ammala e non lo accettano.
Quasi che fino al 2019 la morte e la malattia non fossero di questo pianeta, se non un problema del singolo che ahimè si ritrovava ad affrontarlo, personalmente o per il coinvolgimento di persone vicine. Ma era sempre qualcosa che toccava a qualcun altro.

Sono rimasta vedova giovanissima, a 35 anni, quando non c’era una pandemia, quando le parole morte e malattia pensavo non mi riguardassero, per un semplice calcolo statistico…ma la vita ha deciso di fregarsene dei calcoli statistici, e di farmi vivere questa esperienza, dura, durissima.
E quando malattia e morte ti colgono nel pieno della vita, senso di ingiustizia e solitudine ti travolgono, e il rischio di rimanere invischiati nella rabbia e voler trovare “il colpevole” è fortissimo.
Non è un percorso facile elaborare la rabbia, accettare che non c’è mai un colpevole esterno, ma è semplicemente la vita che si compie, che succeda a qualsiasi età, che siano 10, 20, 40 o 90 anni.

E in questi ultimi due anni dove malattia e morte sono stati argomenti (im)posti quotidianamente non si è cercata una strada diversa, il messaggio era, ed è tuttora, sempre lo stesso: malattia e morte vanno evitate, e quando accadono, c’è un colpevole, un untore.

Se c’è una cosa che mi ha insegnato la morte, invece, è proprio questo: più se ne parla, più la si accetta, più la si accoglie come eventualità certa e sicura che coglierà ciascuno di noi, – anche se non sappiamo quando –  più saremo poi in grado di “viverla” serenamente. E qui mi sento di condividere con voi almeno tre, delle tante cose che ho imparato dall’esperienza che ho vissuto:

1. Dite ciò che pensate, perché sennò vi ammalate. Ovvero vivete le emozioni che provate. Non reprimete la rabbia, non serbate rancore. Fate ciò che fa sentire bene voi, non gli altri. Esiste una legge universale e inconfutabile: quando starete bene voi, quando sarete felici voi, automaticamente lo staranno anche quelli che vi sono accanto. Difficile da credere in una società che ti educa a fare contenti gli altri. Ma è così. E spesso si capisce solo attraverso esperienze dolorose come la malattia. Stare bene voi è la migliore forma di prevenzione che potete mettere in atto.

2. La più grande forma di amore è lasciare l’altro libero. Libero di scegliere, libero di sbagliare, libero di fare ciò che non approviamo. E sostenerlo, senza giudizio. Lo so, è una scelta difficile,  che fa soffrire, perché ognuno di noi è convinto di avere la soluzione, la cura, la verità in tasca. Ma basta che proviate a cambiare punto di vista: vorreste che qualcuno scegliesse cosa è meglio per voi?

3. La morte si accetta. Va accettata. È un dovere morale che spetta soprattutto a chi resta. Paradossalmente un compito difficile soprattutto per chi resta qui…perché, chi la morte la VIVE, è già arrivato ad un punto di comprensione tale per cui non solo la accetta, ma la accoglie come forma di guarigione e trasformazione. Spesso pensiamo che facendo causa al medico che non ha guarito il nostro caro, questo ce lo riporterà in vita. Non è così.

Amate. Amate più che potete prima di tutto voi stessi. Fate la cosa che vi spaventa di più. Perché spesso è lì che si nasconde la vostra felicità. Il cambiamento in meglio. La svolta per seguire ciò per cui la vostra anima ha scelto di incarnarsi. Quello che vi porta fuori dalla vostra zona di comfort, spesso vi svela paradisi in terra.

Tutti noi andiamo incontro ad un destino con tappe già prestabilite, più o meno velocemente, con lezioni più o meno forti da imparare. Possiamo scegliere come percorrerlo, ma non come andrà a finire.”

Manola Tegon

“Ho sempre sentito come missione quello di aiutare le persone che avevo accanto. L’esperienza di malattia e morte che ho vissuto con Paolo, mi ha fatto lavorare tanto su di me, e fatto conoscere tanti metodi e tecniche di crescita personale e di elaborazione del lutto. Ho sentito quindi forte la necessità di mettere a servizio degli altri tutto ciò che aveva imparato, ho fatto  un percorso per diventare “Life coach spirituale” e poter così aiutare in maniera professionale le persone che si trovano in un momento in cui devono affrontare un lutto o la fine di qualcosa che per loro è importante. E ogni volta che una persona che si affida a me, finisce il suo percorso, sento che la morte che ho vissuto ha avuto un senso, trasformandosi in nuova vita.”