Il lavoro è la nostra condanna o la nostra salvezza?

Viviamo il nostro fare come una possibilità di essere liberi?

Se domani ti comunicassero che hai vinto 10 milioni di euro, cosa ne faresti del tuo lavoro? Questa provocazione da subito ci aiuta a capire come viviamo il nostro lavoro: è una mera necessità, è un piacere scelto e coltivato nel tempo, è un’occasione per esprimere noi stessi?

Dietro al termine lavoro esiste un mondo di credenze e di stereotipi, proveremo oggi insieme ad addentrarci in questo settore della vita di ognuno.

Avere uno scopo nella vita è come disporre di una bussola interiore: ti permette di superare gli ostacoli, ti aiuta a capire cos’è importante e cosa ti sta rubando tempo ed energie; ti consente di ritrovare la motivazione anche nei giorni più difficili.

Non per forza lo scopo in una vita è il lavoro, ma essendo un’attività che occupa gran parte della giornata per gran parte della nostra vita, spesso le cose si vorrebbero far coincidere.

Quale sia la tua passione, se riesci a farne un lavoro, sarà un successo.

Perché facciamo il lavoro che facciamo? Ci è capitato, l’abbiamo scelto, se l’abbiamo sentito manchevole abbiamo avuto il coraggio di cambiarlo? I colleghi di lavoro, i clienti, i collaboratori sono persone che incidono moltissimo sulla nostra giornata, inconsapevolmente a volte ne assorbiamo modalità e caratteristiche. Quali sono i valori che ogni giorno alleniamo per stare nel nostro lavoro?

Oltre alla soddisfazione economica (ammesso che la si raggiunga) esiste anche un altro tipo di soddisfazione che ha che fare con quante abilità riusciamo a mettere in campo nelle ore lavorative: se abbiamo un animo socievole e abile al contatto relazionale e lavoriamo in un ufficio soli per otto ore al giorno, non sarà così difficile immaginare l’umore all’orario di uscita, e nemmeno sarà strano pensare a quanta compensazione sarà necessaria nel tempo libero rimasto.

Nello scegliere e mantenere un’attività lavorativa entrano in campo moltissimi pattern che ancora una volta, non sempre consapevolmente, guidano l’esistenza. Proviamo a fare qualche esempio: quanto pensi di meritare abbondanza economica, quanto credi che il rispetto delle regole e dei valori conti durante l’orario di lavoro, qual è il limite di sopportazione che hai e che decide quando un luogo o una attività non fanno più per te?

Spesso questo lo si analizza quando le cose si mettono male, cioè quando il nostro grado di sofferenza raggiunge e contamina anche altri aspetti della vita.

E se imparassimo a capirle prima queste regole? Nel senso che se imparassimo a dare ascolto ai nostri bisogni e ai nostri talenti, la scelta lavorativa sarebbe meglio direzionata e anche meno vaga.

Per capire cosa si vuol fare, scegliere la strada giusta, comprendere le proprie preferenze, serve conoscenza di sé: il lavoro svela i nostri valori e svela anche noi stessi, quello che abbiamo fatto e quello che siamo stati.

Come agire allora? Soppesare i pro e i contro, non solo quelli oggettivi, richiede una buona conoscenza della propria vocazione e dei propri desideri. Il problema è che noi tutti, inteso come società, non siamo molto educati a riconoscerli; tendiamo invece a ripetere i valori altrui, quelli dominanti.

Quindi cos’è il lavoro alla luce di queste considerazioni? Quali nessi ha con la persona, con la sua vita e i suoi desideri, con la passione di conoscere.

Il lavoro diventa una dimensione necessaria, una necessità che è al contempo economica e di realizzazione personale; infatti non è solo lo strumento per ottenere un reddito, per quanto quest’aspetto sia essenziale, soprattutto in questi tempi, ma è innanzitutto la modalità espressiva dell’uomo che mette in gioco i propri talenti per trasformare la realtà.

Lavorare e conoscere (se stessi e la realtà) sono due verbi che esprimono un movimento, un atto della libertà personale; esprimono il dinamismo della persona intera dove intelligenza e amore per ciò che si fa e ciò che si è trovano unione.
Nel lavoro si incontra l’Altro e imbattendosi nell’altro, si conosce se stessi: si lavora “per”, “con”, “presso” qualcuno. Si impara a lavorare “da” qualcuno: nel lavoro, si usano le conoscenze, le tecniche e il capitale che le generazioni passate ci hanno lasciato. Lo sviluppo accade grazie al lavoro di qualcuno che ha un’  intuizione, che vede una possibilità, la coltiva, se ne prende cura, che convince altri a coinvolgersi. Non c’è niente di meccanico in tutto questo.

Il lavoro è Relazione, sempre.


Se non sappiamo cosa cerchiamo, non lo troveremo mai.

Se non sappiamo chi siamo, non cresceremo mai. (e nemmeno il nostro portafoglio).

Il Gioco del Risveglio con la sua modalità ludica aiuta a focalizzare prima di tutto gli obiettivi e poi anche le capacità e caratteristiche di ogni persona per trovare quell’armonia di cui si è discusso sopra: riallineare passioni, talenti e opportunità diventa un Gioco meraviglioso.

Vieni a provare, ti stupirai della potenza di questo Gioco.

Buon Lavoro del Cuore a tutti.

Susanna Porta