L’ipnosi regressiva alle vite precedenti: una tecnica che dà senso al nostro esistere.

La mia vita è sempre stata costellata da una grande irrequietezza. Come il vento che non trova mai posa ho sempre cercato e mai mi sono accontenta, di una sola risposta. Ho sempre posto domande, domande difficili e poi ho sperimentato, quanto le risposte potevano appartenermi. Ho messo in discussione certezze, credenze, diventando impopolare e percorrendo la vita come un’esploratrice solitaria.

Le scuole di pensiero che mi richiedevano assoluta devozione e ortodossia le ho sempre tradite. Ho attraversato incertezze e confusioni perché mai contenta non accettavo le soluzioni preconfezionate e su questo cammino ho intrapreso la conoscenza della mia anima.

Credo profondamente che l’ostacolo più grande per la nostra evoluzione sia la paura.

Raramente questa profonda emozione pervasiva, che ha mille sfaccettature e direzioni, è in relazione a qualcosa di realmente presente. Essa prende il sopravvento in noi condizionata dalle nostre esperienze passate, e rafforzata dalle proiezioni del nostro futuro, quando è definito potenzialmente pericoloso.

Quando, invece, diveniamo coscienti di noi stessi, consapevoli di ciò che siamo, di quello che stiamo vivendo, e ci definiamo nel nostro profondo senso, questa emozione perde tutto il suo potere e noi riacquistiamo la nostra libertà.

Il filosofo premio nobel Henri Bergson afferma che il risveglio della coscienza è tanto più completo quanto più è ampia la scelta concessa all’individuo. Così Manfred Eigen dice che l’evoluzione di una persona è proporzionale alla quantità delle informazioni gestite da un individuo. Informazioni che diventano nutrienti e “corrispondenti” quando il processo di acquisizione è quello della maieutica socratica dove, attraverso un lavoro di introspezione guidata, ognuno di noi ha accesso alla sua Verità Personale.

Tre punti evidenziano il nuovo paradigma:

  • Facciamo parte di un Collettivo, di un Universo, di un Tutto e siamo interconnessi.

Il potere personale è collegato a qualcosa di più Grande perché nell’infinitamente piccolo è contenuto l’infinitamente grande.

Questa ipotesi di una Mente Universale è ormai sostenuta dalla fisica moderna e corrisponde all’idea di Inconscio Collettivo di Carl Gustav Jung.

  • Il visibile e l’invisibile hanno stati diversi di energia ed essi definiscono la realtà con la stessa potenza e portata.

L’equivalenza tra materia ed energia è stata studiata da Einstein. Si parte dall’ipotesi che tutto ciò che esiste sia energia e che esistano livelli di intensità vibratoria differente. I corpi solidi non sono più concepiti come entità singole e distinte ma legati in maniera inseparabile tra loro e con l’ambiente. Questo fa si che le loro proprietà si comprendano solo in termini di relazione reciproca, di interconnessione.

  • L’Universo è in continuo movimento tra equilibrio e suo ripristino.

Ogni tipo di malessere è un disequilibrio del sistema che ricerca funzionalmente di riavere l’armonia.

Questa nuova visione, molto diversa della teoria meccanicistica che fino a poco tempo fa ha diretto il mostro pensiero, ci conduce ad allargare le nostre concezioni, visioni e credenze sul mondo e su noi stessi.

Ora la scelta e la responsabilità di ciò che scegliamo sta a noi:

 “Anime che vivete solo un giorno, comincia per voi un altro periodo di generazione mortale, portatrice di morte. Non vi otterrà in sorte un daimon, ma sarete voi a scegliere il daimon […]. La virtù è senza padrone e ciascuno ne avrà di più o di meno a secondo cha la onori o la spregi. La responsabilità è di chi sceglie; il dio non è responsabile.” (Platone Repubblica)

Perché interessarsi alle vite precedenti?

Due sono gli approcci che ci portano ad avvicinarci a questo tipo di esperienza:

  1. Approccio Simbolico Metaforico:

dove nella regressione abbiamo la produzione di materiale inconscio raccolto e rielaborato dalla psiche per costruire storie significative che spiegano, attraverso un racconto simbolico, il carattere, le difficoltà, i problemi, le paure, le relazioni affettive di ognuno.

  1. Approccio della Rincarnazione:

dove grazie alla trance riemergono vere e proprie memorie che l’anima conservava in qualche modo dopo la morte, per farle riaffiorare quando arriva il momento giusto, quando si è raggiunto uno stadio evolutivo per il quale siamo pronti ad affrontare consapevolmente la nostra storia, gli errori, le tappe che abbiamo toccato lungo il nostro cammino.

La prima ipotesi è assunta da chi, per motivi personali, religiosi, culturali e sociali, non accetta l’idea di un’anima imperitura che fa esperienza e cresce nella sua evoluzione diventando materia e ritornando più volte “in vita”. La seconda ipotesi, invece, accoglie l’idea della reincarnazione dell’anima.

Mi piace la descrizione che dà il Dalai Lama dell’anima:

 “L’amina è come un dischetto magnetico fatto di particelle, che registra tutte le esperienze, tutte le informazioni della nostra esperienza. Quando l’organismo muore si scorpora dalla materia e poi, nel momento del nuovo concepimento, quando l’ovulo e lo spermatozoo si incontrano, questo dischetto formatta l’ovulo fecondato, che porta quindi in sé sia le informazioni genetiche della famiglia da cui proviene sia le memorie della sua anima.”

Qualunque sia il nostro pensiero, quando ci avviciniamo a un’esperienza di regressione alle “vite passate”, dobbiamo chiederci se siamo pronti e disponibili a contattare, incontrare,  accettare,  la nostra “Ombra” per poterla trasfigurare.

Io credo nelle vite passate per un motivo molto semplice e personale. Ne ho fatto esperienza e tale esperienza ha dato un senso più ampio al mio esistere. Inoltre, pensare alla vita come a un viaggio per imparare, depotenzia la paura e mi permette di vedere tutto ciò che mi accade come una lezione, un messaggio da apprendere.

La paura è indebolita perché senso e significato prendono spazio, e qual ora, né senso né significato venissero compresi, viene a stendersi come baluardo del coraggio, la convinzione che “un senso più alto e infinitamente grande conduce i nostri passi verso una direzione che si chiama: Amore”.

Se la paura perde potere grazie all’acquisizione di significato, uno degli aspetti della regressione è proprio quella di acquisire senso. Il senso ci è dato dalla comprensione dell’origine karmica di alcuni nostri lati oscuri, dalla possibilità di chiarire alcune caratteristiche della nostra personalità, di dare un significato a dolori, sofferenze fisiche e/o psichiche.

Portando dentro di me, inconsciamente, il ricordo di un trauma, di un tormento, di un evento negativo subito o causato, vengo da tutto questo influenzato e “agito”. Nel momento che divento consapevole di questo posso affrontarlo, trasformarlo, elaborarlo, integrarlo dentro di me crescendo: questo è, alla fine, “imparare la lezione”.

Come in ogni Grande Viaggio l’insegnamento procede per tappe e ciò che oggi non è chiaro domani, potrà diventarlo se lasciamo aperta la coscienza.

Il percorso conoscitivo ha un suo processo: regressione, assimilazione, presa di coscienza, e trasformazione psichica. Ogni processo va rispettato anche quando la mente razionale dice “ma qui non succede niente …, non vedo miglioramento, cambiamento … tutto è come prima”. Ogni vaso ha bisogno del suo tempo per essere riempito, se smettiamo di cercare e crescere solo perché non vediamo i risultati il vaso mai si riempirà.

La nostra vita, il nostro destino, il nostro carattere, non possono essere influenzati da un unico episodio, per quanto importante: ogni elemento è come l’anello di una lunga catena che inizia con la creazione e si e stende nello spazio-tempo della nostra evoluzione.

Diventiamo co-creatori del nostro destino responsabili di noi stessi, della capacità di amarci e di amare gli altri e l’Universo, come parte di noi e noi, parte del Tutto.

Quello che ci accade, le persone che incontriamo le esperienze che siamo chiamati a vivere non vanno giudicate, perché il giudizio viene da un punto di vista molto limitato.

Il nostro “essere umani” non ci permette di conoscere interamente il valore finale di un evento, da qui l’astensione dal giudizio su persone o situazioni.

La nostra possibilità è di intravvedere tra le pieghe della nostra storia il karma, (o lo scopo, la lezione), che siamo chiamati a vivere e superare. Questo mette pace e insegna ad accettare la realtà per quella che è, non con rassegnazione, schiacciati dal destino, ma artefici di scelte fatte, di esperienze che siamo chiamati a vivere con le risorse che abbiamo: i nostri talenti. Arrendersi significa possedere gli strumenti e le doti e non farne uso.

Iniziamo il cammino dal Tutto, attraversiamo l’esperienza della materia per unire gli opposti e ricongiungerci, al compimento della nostra evoluzione, all’Universo Collettivo. Siamo chiamati a compiere quello che Jung chiama il “processo di individuazione”.

Questo sentiero sarà sempre diverso da individuo a individuo, anche se la meta è uguale per tutti.

Dobbiamo provare tutte le esperienze, vivere tutti i problemi e trovare le soluzioni possibili. Ecco quindi la necessità di incarnarci una volta come donna e un’altra come uomo; proveremo felicità, dolori e sofferenze, a volte ci porremo grandi domande, a volte sacrificheremo noi per gli altri, a volte noi saremo erranti solitari, conosceremo il benessere e la povertà, così sperimenteremo tutti gli opposti e li integreremo.

Sono dell’idea che tra le molte prove ancora da sostenere ne abbiamo scelte alcune noi stessi  e le abbiamo collocate davanti a noi come scopo principale di questa vita; per darci questa possibilità scegliamo anche i nostri genitori.  

Siamo chiamati alla scelta prima di compiere le nostre azioni, il libero arbitrio è una cosa meravigliosa ma, allo stesso tempo, una grande sfida: ci mette a confronto con il senso di responsabilità. La responsabilità di amare noi stessi e, come parte di noi, gli altri.

Con Amore Dhara Roberta