23 Ago Coppia nell’amore. Parte 2
Seconda parte
Bentornati,
continuiamo a parlare di coppia.
Quando pensiamo a noi stessi e all’altro spesso dimentichiamo che siamo energia e, in questo caso, parliamo di energia maschile e di energia femminile. Nella nostra psiche sono racchiuse entrambe e si manifestano combinate a seconda della situazione, delle caratteristiche personali, dei condizionamenti e delle credenze.
L’energia femminile è espressione, pazienza, presenza, mistero e crescita interiore ma è anche un’energia primitiva e selvaggia, è autonomia e armonia. È, nella sua parte ombra, ristagno, resa, è il passivo che non determina nessuna evoluzione, è la chiusura come incapacità di nuovo. L’energia maschile è azione, viaggio, conquista, è superamento dei limiti, il nuovo, lo sconosciuto, è l’azione anche quando non vi è soluzione; nella sua parte ombra troviamo l’incapacità di lasciare andare ciò che è stato, è l’obiettivo senza capacità di godere del cammino, è distruzione, è competizione che divora. Anche la scienza ci sottolinea le diversità. Qualora l’energia femminile prevalga, il nostro cervello viene strutturato e governato da certi ormoni che determineranno la differenza di genere, non solo nel nostro corpo ma anche nel nostro pensiero; così vale per l’energia maschile.
Allora perché cercare di essere uguali se siamo diversi?
Non cadiamo nei cliché dei ruoli definiti a priori o nell’uguaglianza coatta. Ricordiamo che gli estremi non portano guarigione ma rigidità, ci costringono a essere separati dalla nostra complessità, a essere etichettati, definiti in categorie che, se pur danno sicurezza, mai riescono a essere creativi e risolutivi nel presente.
Quello che stiamo cercando è la capacità di allargare la nostra prospettiva grazie a ciò che è diverso da noi. Le nostre prospettive sono determinate dalla storia personale, dalla fisiologia dei geni xx o xy, dalla storia psicogenelogica[1] e dalle influenze sociali.
Crediamo che il nostro modo di percepire il mondo sia unico e condiviso da chi ci sta accanto. Non è così.
Lo stesso evento ha interpretazioni e reazioni differenti.
Storia sufi
Che cos’è il perdono? chiese l’allieva al maestro.
Lui sorrise prese un sasso e glielo posò davanti.
Il violento lo userebbe come arma per fare del male;
il costruttore ne farebbe un mattone su cui edificare una cattedrale;
per il viandante stanco sarebbe una sedia dove incontrare il riposo;
l’artista scolpirebbe il volto della sua musa;
chi è distratto ci inciamperebbe;
il bambino ne farebbe un gioco.
In tutti i casi la differenza non la fa il sasso ma l’uomo.
Con il perdono l’uomo sceglie di trasformare i sassi della vita in amore.[2]
Essere responsabili della nostra prospettiva è essere coscienti di chi siamo come singolo.
“Divento singolo quando faccio il vuoto nello spazio interiore, cioè lo ripulisco dall’affollamento dei pensieri, dalle aspettative mie e degli altri su di me, dai confronti con ciò che ho e non ho, con ciò che voglio e non voglio.”[3]
In tutto questo ritroviamo l’essenza, la nostra reale essenza e la nostra presenza.
“Invece fa bene all’amore tutto ciò che protegge la nostra autonomia, tutto ciò che aiuta la nostra realizzazione come individui ed evita la nostra dipendenza dall’altro”.[4]
Quando ci conosciamo possiamo essere veri con noi stessi e l’altro non sarà costretto ad amare la nostra maschera.
Mettiamo una maschera quando siamo compiacenti, quando per il quieto vivere lasciamo stare, quando neghiamo la nostra verità per paura di rovinare tutto.
È essere veri quando non costringiamo l’altro ad assecondare la nostra verità, quando rischiamo e ci mostriamo così come siamo, nella vulnerabilità e senza difese.
Così scontrandoci con l’opposto diventiamo creativi e osserviamo ciò che accade senza aver già progettato, pianificato ciò che dovrebbe accadere per essere felici.
La felicità accade, non si controlla, non si organizza, non si stratega… la felicità diviene e permette all’altro di essere quello che è. Lo ama per quello che è in tutto e per tutto.
Quando qualcuno mi chiede: “Ma come faccio a decidere se stare ancora con lui/lei?”, io rispondo “ogni giorno decidi che, così com’è, senza cambiare nessun dettaglio del suo essere, lo/la vuoi accanto a te”. In un modo o nell’altro questa presa di coscienza darà la risposta cercata.
Non sono ammessi “si…ma, no…però”.
Per poter vivere la coppia:
- Osserva le tue credenze e programmazioni[5] e deprogrammale.
- Lascia ogni aspettativa. Apriti alla sorpresa e alla curiosità.
- Molla gli ormeggi della sicurezza e naviga a vista.
- Pratica stupore nel guardare l’altro e presenza.
- Ascolta e conosci, non dare per scontato, non anticipare, non interpretare.
- Quando hai di fronte l’altro cerca di ascoltarti per capire che ti accade, osserva la tua reazione e comprendila.
- Poni attenzione a non criticare, a riconoscere i tuoi atteggiamenti di difesa.
- Non disprezzare l’altro, non chiuderti nel silenzio di superiorità.
- Stai su di te e non sull’altro (esempio: “non riesco a farti capire i miei bisogni…” è diverso da “tu non mi capisci quindi non mi ami”).
- Metti l’altro nei tuoi panni (“come ti senti tu quando io arrivo in ritardo? Anch’io mi sento così”).
- Non generalizzare, stai su quello che accade ora e può avere soluzione.
- Il passato serve per imparare non per colpevolizzare, non portare l’altro nel passato rimani nel presente e in ciò che accade ora.
- Esprimi con chiarezza i tuoi bisogni, l’altro non è nella tua testa e nel tuo cuore.
- Ringrazia sempre e sii gentile anche quando il gesto è scontato.
La vita a due è come la danza: bisogna continuare momento per momento a seguire uno i movimenti dell’altro.
Buon viaggio a tutti
Con amore Dhara
[1] Per tutti coloro interessati alla psicogenealogia e alle programmazioni scriverò tra qualche mese un articolo a riguardo.
[2] Biologia della gentilezza – I. De Vito e D. Lumera.
[3] Erica Poli.
[4] Ibidem.
[5] Per tutti coloro interessati alla psicogenealogia e alle programmazioni scriverò tra qualche mese un articolo a riguardo.