L’ingiustizia e la resa del potere personale

Parlare di ingiustizia in questi tempi è veramente favoloso e faticoso.

Che cos’è l’ingiustizia?

Qualcosa di non giusto, direte voi. Poi, però ci ritroviamo nell’impasse di chiarire cos’è la giustizia e cos’è giusto e cosa sbagliato.

Mi sento ingiustamente trattata quando vengo punita solo io che sono coerente e ammetto il mio errore a differenza di quelli che si inventano palesemente una scusa.

Mi sento ingiustamente trattata quando chi mi vuole bene sottolinea solo i mie difetti e non riesce a riconoscere i piccoli sforzi o cambiamenti che sto facendo.

Mi sento ingiustamente trattata quando dedico amore e dedizione a un’amicizia e vengo abbandonata e tradita.

La lista può essere lunga e so che ognuno di voi potrebbe scrivere un quaderno molto grosso sulle ingiustizie ricevute fin da quando eravate piccoli.

E’ possibile un mondo senza ingiustizia?

No, se non annullando il nostro essere unici e diversi.
No, se non guariamo tutti le nostre ferite.

Se ci pensate bene le nostre diversità ci rendono difficoltose le relazioni con l’altro. Queste interazioni sono anche meravigliose e ricche di scoperte ma quando viviamo il dolore del “non è giusto” tutta questa meraviglia va “a quel paese”.

Osserviamo:

Sono una ragazza di 13 anni e vado in III media. E’ un giorno come tanti altri e la prof di geografia chiede: “Chi ha portato il libro?”.
Cerco nella mia memoria se questa informazione me la sono persa o se lei aveva omesso di dirlo in modo chiaro. Mi tengo il dubbio e accetto che lo sbaglio sia stato mio, perché avete ben capito che il libro quel giorno, non l’ho portato con me.
Alla domanda i miei compagni accampano scuse tipo: “non è ancora arrivato (siamo a fine ottobre)” “non l’ho trovato”… e poi io decido di dire la verità “prof l’ho dimenticato”.

Epilogo: Nota a me e a quelli come me che ammettono di avere la memoria “corta”.
Non è giusto protesta la voce dentro di me ma che ci posso fare? Lei detiene il potere.

Da questa lezione posso imparare:

  1. La verità non paga… alla faccia della mia mamma che predica il contrario un giorno si e un giorno anche.
  2. Solo avendo potere sugli altri puoi sottometterli e uscire dall’ingiustizia.
  3. Nella vita o sei vittima o sei carnefice.
  4. Per come la giri comunque, per ora, mi tocca soffrire.

Ho 13 anni e tante, tante altre occasioni andranno a rinforzare queste mie credenze. Arriverò ad essere un’adulta sempre arrabbiata e rigida oppure passiva e sottomessa.

Voglio assieme a voi cercare qualcosa di diverso da imparare attraverso questo evento, altrimenti la mia condanna sarà la ricerca della rivalsa, il desiderio di vendetta, la rabbia interna che diventa rancore, o esterna che diventa astio.

Mi sembra una condanna molto peggiore di una “nota in classe” (ricordate è ciò che ha scatenato la mia ferita da ingiustizia).

Lezione da imparare cambiando prospettiva:

  1. La verità rende me coerente con me stessa e io non mi sono tradita. Per me è più importante la mia integrità, mi accompagnerà fino alla fine dei miei giorni. Se l’errore è stato mio accetto la conseguenza del mio errore, se non è stato mio (la prof non ha detto di portare il libro) è lei che sta tradendo sé stessa e non posso “perdermi” nei suoi errori.
  2. Il mio vero potere personale è imparare a credere in me stessa. Io sono giudice di me e quando so che ho fatto del mio meglio nel profondo, da qui in poi non importa ciò che lei vede o fa. Io solo posso GIUDICARE ciò che sono, porto e mostro con verità.
    Migliorando ciò che posso cambiare, accettando ciò che non posso cambiare.
  3. Né vittima né carnefice: scelgo la terza via. Quella percorsa da pochi perché difficile. Quella di Mahatma Gandhi che insegna a lottare contro l’ingiustizia senza rancore, rabbia e vendetta. Perché quando questi sentimenti si impadroniscono di me, la prof, il carnefice, chiunque mi abbia fatto del male, continua a vincere, giorno dopo giorno dentro di me esercitando il suo potere rendendomi schiava. No Grazie!
  4. Io sono padrona di ciò che sento, posso sempre esercitarmi a “scegliere di essere felice” sia quando piove sia quando c’è il sole… e sarà paradossale, ma posso decidere di non dare troppo potere a un’ingiustizia che non posso cambiare.

Quanto dura, e che intensità ha il mio dolore dipende da quanto lo trattengo e da quanto sono in grado di lasciarlo andare.

Io quel giorno ho deciso di dire la verità, ho preso la nota e poi ho guardato la mia professoressa e ho immaginato quanto deve aver sofferto e quanto ancora sta soffrendo perché non riesce a lasciare andare coloro che, tanto tempo fa, gli hanno fatto del male e si è sentita ingiustamente trattata.

Che cos’è giusto e sbagliato?

Non lo possiamo definire fin quando non abbiamo imparato a guarire le nostre ferite profonde, fin quando non abbiamo compreso che il potere personale è nostra responsabilità, fin quando non avremo appreso che fuori è solo un riflesso del nostro dentro.

Con Amore

Dhara Roberta Bazzanella